ARCHETIPI DELLA MEMORIA, FORME DELL'IDENTITÀ
La ricerca artistica di Bernarda Visentini si colloca in una dimensione sospesa, dove il tempo non procede in linea retta ma si avvolge su se stesso, tornando alle origini per interrogare il presente. La sua formazione umanistica e l'intensa attività di studio, viaggio e approfondimento archeologico hanno costruito negli anni un linguaggio scultoreo coerente e riconoscibile, capace di tradurre in forma plastica le grandi domande sull'identità, sulla nascita della civiltà e sul rapporto primordiale tra l'essere umano e la materia. Le sue opere non cercano l'effetto spettacolare nè la seduzione immediata, ma si offrono come presenze silenziose, cariche di una forza arcaica che affiora lentamente, richiamando gesti, simboli e strutture che appartengono alla memoria collettiva dell'umanità. La materia, spesso aspra, porosa, segnata, diventa il luogo in cui si inscrivono tracce, incisioni, segni che sembrano emergere da un tempo remoto, come se fossero stati riportati alla luce da uno scavo. In questo senso la scultura di Visentini vive sul confine tra archeologia e creazione contemporanea: non imitazione del passato, ma sua rielaborazione poetica, capace di traformare reperti ideali in forme nuove, attive, presenti. Il suo lavoro mette in dialogo verticalità totemiche e volumi raccolti, elementi che evocano il corpo umano senza mai descriverlo in modo diretto, lasciando che siano allusioni, proporzioni e ritmi a suggerire una presenza antropologica profonda. Le superfici, attraversate da grafismi, fenditure e campiture cromatiche misurate, sembrano raccontare storie stratificate, come pagine di un linguaggio antico che l'artista decifra e riscrive attraverso la sensibilità contemporanea. In questa tensione tra arcaico e attuale risiede uno dei nuclei più intensi della sua poetica: il passato non è mai nostalgia, ma fondamento, struttura portante su cui edificare nuove possibilità di senso. Non è un caso che la sua opera sia stata letta e sostenuta da studiosi e critici di area storico-archeologica oltre che artistica, riconoscendo in essa una rara capacità di coniugare rigore intellettuale e forza evocativa. La scultura diventa così un dispositivo di conoscenza, uno strumento per riflettere sull'origine dei simboli, sulle forme primarie del sacro, sulle relazioni tra individuo e comunità. L'attenzione al tema della "madre", dell'origine generativa, del nucleo primordiale della vita, emerge come filo sotterraneo che attraversa molte opere, non in chiave narrativa ma come archetipo universale, capace di parlare a culture e tempi diversi. Il riconoscimento istituzionale e critico che accompagna il suo percorso dagli anni Ottanta in poi non ha mai modificato la coerenza della sua ricerca, che continua a svilupparsi con una disciplina quasi rituale, lontana dalle mode e dalle semplificazioni del sistema dell'arte. La presenza in volumi di riferimento, premi internazionali e inviti in sedi prestigiose testimoniano una carriera solida, costruita nel tempo, ma ciò che colpisce maggiormente è la continuità di un pensiero artistico che si rinnova senza tradirsi. Le opere di Bernarda Visentini non chiedono di essere soltanto guardate, ma ascoltate, attraversate menÀtalmente, come si farebbe con un luogo antico o con un oggetto rituale carico di significati stratificati. In esse la materia conserva memoria, il segno diventa linguaggio, la forma si fa soglia tra ciò che è stato e ciò che continua ad essere.
dott. Serradifalco Sandro - Critico d’arte, in “Premio della Critica” - Teatro Del Verme, Milano